Alto Adige Appius 2016, l’eredità del luogo
È il vino di punta della Cantina San Michele Appiano, irresistibile espressione del pedoclima montano con l'anima mediterranea

A fine 2020 è stata presentata la settima edizione del super bianco pensato, progettato ed eseguito ogni anno da Hans Terzer (nella foto), enologo storico della cantina, indiscutibile protagonista della rinascita della vitinologia altoatesina dagli anni Ottanta, partendo proprio dalla realtà cooperativa di San Michele Appiano. La rivoluzione che vide Terzer coinvolto in primissima persona fu quella di focalizzare sui bianchi, abbandonando una produzione incentrata su rossi semplici. Il territorio ha avuto modo in quaranta anni di dimostrare la sua vocazione naturale al vino bianco e più generalmente alla viticoltura poiché la rivoluzione importante fu proprio nel vigneto, nella sua gestione. A distanza di tanto tempo abbiamo chiesto a Hans Terzer se un vino così importante come Appius sia possibile in tutte le annate: “La nostra cantina gestisce oltre ventimila quintali di uve; con questa quantità Appius si può fare sempre. Mi mandino via se non ci riesco!”. Una risposta provocatoria e piena di verità. La qualità delle uve non si mette più in discussione, sono le condizioni climatiche a dettar legge. In un territorio montano così sfaccettato come l’Alto Adige sicuramente ci sono vigne che ogni anno possono raggiungere condizioni ottimali, di perfezione del frutto, ma è fondamentale gestirle per avere questo risultato. Appius è stato subito pensato come figlio di un blend di uve: un’idea felice per legarlo con maggior forza al territorio. L’Alto Adige ha dimostrato di essere predisposto per molte uve e non ha sviluppato, come altri territori del mondo, una sola vocazione. La scelta di Hans è stata quella di non usare vitigni aromatici come per esempio il gewürztraminer per non mettere in capo un carattere troppo forte. Lo chardonnay è lo scheletro, accompagnato da pinot grigio, pinot bianco e sauvignon. Ovviamente le uve provengono dai vigneti più vecchi, con età dai venticinque ai trentacinque anni. Il vino nasce nel legno, in barrique e tonneau, ma le regole non sono fisse, specialmente nell’esecuzione della malolattica che in questa annata è stata inibita sul sauvignon. Un aspetto molto interessante è che i vini restano “sporchi” ovvero sulle loro nobili fecce di fermentazione per molto tempo. Infatti, a un anno dalla vendemmia si effettua l’assemblaggio delle botti ritenute idonee e la massa resta in acciaio con le fecce fini per circa tre anni. E l’Alto Adige è nel calice, anche con la sua eredità mediterranea.

APPIUS 2016 ALTO ADIGE BIANCO DOC
14% vol – €€ 115,00
Uve: chardonnay 58%, pinot grigio 22%, pinot bianco 12%, sauvignon 8%
Bottiglie prodotte: 6.000
Coinvolge con la sua dialettica, incontro di note leggiadre e sentori profondi. Giallo dorato, seduce con fini tostature di nocciole e mandorle insieme a crosta di panettone, raggiunte e superate da percezioni agrumate polpose di cedro e arancia, declinate anche in scorza candita, mentre respiri minerali di pietra focaia percorrono l’insieme. Ecco cachi, fico d’India, frutto della passione con pera, mela e pesca, sfumati da zenzero e lemongrass mentre tornano echi tostati di arachidi, crema d’arachidi e di pistacchi con effluvi di miele anche in caramella, fusi con profumi finissimi di fiori di tiglio e acacia… Bocca di impatto potente e tonico, vigorosa ed elegante, ben equilibrata per una struttura importante che integra la tensione acida succosa, coadiuvata dalla sapidità marina, cui si aggiunge una morbidezza glicerica. Sollecitazione tridimensionale che conferma la dialettica tra freschezza e profondità, insistendo su tostature gentili e il frutto goloso. Già superlativo.
Perfetto per baccalà mantecato al tartufo nero di Norcia.